Mercoledì 12 luglio è stato finalmente approvato il Rapporto del Parlamento europeo relativo alla legge sul ripristino della natura (Nature Restoration law), uno dei più importanti tasselli del Green Deal da 1.000 miliardi presentato nel 2019, a inizio mandato, dalla Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen. Il provvedimento  punta ad azzerare le emissioni in Europa e a migliorare significativamente le condizioni del pianeta entro il 2050, tramite il ripristino degli ecosistemi naturali, la salvaguardia della biodiversità e lo sviluppo di una piena sostenibilità .

Essendo un dossier-simbolo della lotta contro il cambiamento climatico è diventato fin da subito oggetto di un’aspra battaglia politica tra destra e sinistra in Parlamento. La destra e in particolare il leader del partito popolare Manfred Weber ha provato a usare la legge per testare, tramite la proposta di rigettare l’intero provvedimento, una maggioranza alternativa a quella che tradizionalmente governa a Strasburgo. Insieme ai Conservatori di Meloni e all’ultra-destra di Le Pen e Salvini, Weber ha tentato di costruire un’alleanza alternativa a quello dei partiti progressisti ed europeisti sperando di isolare i Socialisti e democratici e di spostare l’asse delle politiche europee a destra, una destra che non vuole la transizione ecologica, innamorata ancora del fossile, e che nega gli effetti più impattanti del surriscaldamento climatico.

Il tentativo è clamorosamente fallito. Il partito popolare stesso si è in parte rivoltato contro il proprio leader e ha votato a favore della legge (peraltro voluta dalla “loro” Presidente Von der Leyen!) e il partito liberale ha votato in maggioranza con il cartello delle forze progressiste. Dunque, ancora una volta si è visto come le destre insieme non sono una alternativa credibile alla maggioranza pro-Europa che governa al parlamento europeo.

Il primo vero grande attacco al green deal è fallito. Un segnale saldo e positivo soprattutto in vista delle prossime elezioni europee.

La destra ha calato la maschera e ha palesemente dichiarato la sua aperta contrarietà al maxi-investimento europeo sulla transizione ecologica. Anche noi non vogliamo una transizione solamente ideologica e senza di giuste compensazioni; ma un conto è utilizzare pragmatismo e buon senso per aiutare imprese e cittadini ad affrontare questa sfida irreversibile, un conto è bloccare qualsiasi provvedimento che va in quella direzione. Con atteggiamenti e posizioni politiche al limite del negazionismo.

Per ora il rischio è scongiurato e l’iter della legge, fortunatamente, andrà avanti!